“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”

Levitico 19: 34

domenica 27 novembre 2011

I miei racconti brevi: "La bambola"

Benvenuti al quinto appuntamento con i miei racconti horror. "La bambola" è stato uno degli ultimi che creai prima di smettere di scrivere questo tipo di racconto (nonché di sognare ciò che poi era la base delle mie storie). Quella della bambola però è un tema classico delle storie del terrore: cosa c'è effettivamente di più terrorizzante di quelle antiche bambole di porcellana che tanto somigliano a bambini e bambine immobili e bloccati nel tempo?!! Tuttavia nel mio racconto il terrore non deriva dall'aspetto della bambola né da ciò che potrebbe fare, quanto da quello che potrebbe essere.

Un'altro aspetto degno di nota di questo racconto è che... l'avevo completamente dimenticato. Non solo mi ero dimenticato di averlo scritto, ma rileggendolo dopo alcuni anni, non sapevo assolutamente come la storia sarebbe andata a finire! Un aspetto molto inquietante che mi auguro ve lo faccia apprezzare con maggiore gusto. Buona lettura!



Rosanna aveva trovato quella bambola dall’aspetto antico appoggiata al portone d’ingresso della sua villetta a schiera. L’aveva trovata in una tiepida mattina di primavera come tante altre.
La bambola era veramente graziosa, con lunghi boccoli biondi che sembravano quasi veri, un vestitino rosa in pizzo ricamato ed un visino angelico ornato da due occhi azzurri molto espressivi. Le braccia e le gambe erano ben proporzionate rispetto al busto e le sue manine erano protese quasi a voler già abbracciare la sua nuova mamma. Sì, quella bambola assomigliava davvero molto ad una bambina in carne ed ossa e forse fu questo il motivo che spinse Rosanna a prenderla in casa, e dopo qualche momento di esitazione, a sistemarla perfino sul suo cuscino.
Prima di uscire nuovamente per andare a lavorare la salutò dicendole: “Non ti preoccupare, tornerò presto!”
Era chiaramente nato da subito un legame particolare tra la ragazza e la bambola. E nel corso del tempo quel legame divenne sempre più stretto. Rosanna non se ne staccava mai e la portava con sé ovunque andasse: al ristorante, al cinema, persino quando faceva l’amore con il suo ragazzo, la bambola osservava i due dal comodino o dal lunotto posteriore dell’auto. Agli amici ed ai parenti di Rosanna quel comportamento sembrava un po’ bizzarro, ma a dire il vero lei era sempre stata una ragazza un po’ eccentrica ed ai più quello apparve solamente un modo particolare per attirare l’attenzione.
Una notte di oltre nove mesi dopo il suo primo incontro con la bambola Rosanna si svegliò di soprassalto a causa di un improvviso dolore lancinante alla testa: ancora intontita e semi addormentata si passo una mano sulla nuca, notando immediatamente che un grosso bernoccolo stava cominciando a pulsare dolorosamente. Ma subito dopo il suo sguardo corse a cercare la bambola che giaceva distesa sul pavimento. “Ti sei fatta male?” Esclamò preoccupata, dimenticandosi comlpetamente della botta appena subita. Quindi recuperò la bambola e stringendola a sé si riaddormentò.
Non passarono nemmeno dieci giorni da questo episodio quando accadde un secondo fatto strano: Rosanna aveva organizzato un piccolo rinfresco a casa sua, chiamando tutti i suoi migliori amici. Come in tutte le altre occasioni da qualche mese la bambola era sistemata al centro del divano e quando tre ragazzi decisero che era il momento di sedersi proprio lì chiesero se poteva essere spostata. “Sì, certo! Passatemela pure che la metto da qualche altra parte.” Disse Rosanna. Ma mentre stava ancora pronunciando queste parole un ragazzo la prese e gliela lanciò.
“Nooooooooooo!”
Un urlo di terrore squarciò la tranquilla atmosfera nella stanza, mentre la bambola, lanciata con troppa forza e scarsa precisione, stava dirigendosi inesorabilmente verso il marmo del pavimento.
TONF!
Cadde su un fianco e nell’istante esatto in cui tocco il suolo, Rosanna provò un dolore fortissimo al suo braccio destro, all’anca e alla gamba. Tutti osservarono con stupore la ragazza accasciarsi a terra. Ma subito dopo si alzò dirigendosi zoppicante ma veloce verso quell’oggetto che chiaramente non era più per lei un semplice giocattolo o un gradevole soprammobile.
Ma la cosa che avrebbe dovuto preoccupare di più la ragazza era quel dolore provato realmente. Inoltre il braccio, a diverse ore di distanza le faceva ancora molto male. Per un po’ Rosanna decise di tenere tutto per sé, negando quanto più possibile che ci fosse una relazione tra ciò che accadeva alla bambola e quello che provava lei. Ma episodi simili continuarono ad accadere sempre con maggiore frequenza e la ragazza non riusciva a capire se il dolore che provava era solamente psicologico o se esistesse davvero un legame soprannaturale che la collegava a quello stupendo artefatto.
Era da poco passata la mezzanotte di una fresca sera autunnale quando Rosanna si svegliò di soprassalto avvolta da una intensissima sensazione di calore. Pochi rapidi sguardi intorno e si rese conto che la casa stava andando a fuoco. Il pensiero corse subito alla bambola: “Dov’è la mia piccola? No! Non è possibile!”
Prima di andare a dormire l’aveva dimenticata in un’altra stanza.
La voce di un vicino di casa venuto a saccorrerla dalla villetta accanto risuonava dal piano inferiore. Ma Rosanna non poteva lasciare lì la bambola!
Le fiamme avvolgevano la casa ed il fumo era ormai ovunque ma lei non poteva lasciarla bruciare: doveva trovarla! “Mi manca il respiro, devo fare ancora un piccolo sforzo!” Pensò, presa dal panico, pochi attimi prima di stramazzare a terra priva di sensi. Si svegliò nel prato antistante alla sua casa che era ancora in balia del fuoco. Non si accorse nemmeno dei vicini di casa preoccupati intorno a lei quando scatto in piedi, percorse di corsa il vialetto che portava all’ingresso e vi si getto dentro in cerca di quella parte del suo io che doveva essere salvata.
A nulla servirono le grida dei soccorritori né i tentativi di fermarla. Il vicino di casa che poco prima l’aveva portata fuori rischiando la vita, aveva provato ad urlarle che aveva recuperato lui la bambola, ma Rosanna, confusa e in preda al panico, non l’aveva sentito.
Nel momento in cui la casa cominciò a crollare, inghiottendo la giovane in un inferno di fiamme, l’attenzione di tutti fu catturata dalla bambola distesa sull’erba: i suoi occhi sembravano piangere mentre i suoi vestiti ed i capelli prendevano fuoco e la sua pelle iniziava a squagliarsi.

1 commento:

  1. Se vi è piaciuto il racconto potete trovare il secondo capitolo qui: http://www.stefanobertuzzi.net/2012/09/i-miei-racconti-brevi-la-bambola-2.html. Buona lettura!

    RispondiElimina