“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”

Levitico 19: 34

sabato 4 febbraio 2012

(Non) sentirsi all'altezza

Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. (Matteo 6: 25-33)

Preso dall’ansia dei miei molteplici impegni delle scorse settimane e soprattutto di quelle future, ho deciso di scrivere una breve meditazione. Penso che quando ci sentiamo oppressi dalle nostre vite frenetiche e indecisi sul come affrontare le cose, sia importante dedicare dei momenti a noi stessi, o meglio dei momenti tra noi e il Signore, per meditare sulla sua parola e per ascoltare la sua voce. Mi è capitato di parlare di ciò persino con alcuni monaci buddisti incontrati a Bangkok nei giardini del tempio del Buddha disteso (qui trovate alcune foto). Scambiandoci alcune opinioni circa le differenze tra le nostre religioni abbiamo tutti convenuto circa l’importanza della meditazione: per loro è una pratica fondamentale mentre io sottolineavo il valore della preghiera che personalmente mi aiuta a fare chiarezza su di me, su quello che sto facendo e su ciò di cui realmente ho bisogno.

Ma torniamo ai versetti che ho citato in apertura: possiamo veramente non essere in ansia per la nostra vita? Siamo in grado di non preoccuparci davvero dei piccoli problemi che ci troviamo ad affrontare ogni giorno? Già, piccoli problemi; perchè non sono molti quelli di noi che devono realmente preoccuparsi di cosa mangiare o di cosa vestire: io, per esempio, so di far parte di quel gruppo di persone molto fortunate che hanno un tetto sulla testa ed il piatto ricco di cibo ogni giorno. Non mi manca niente e spesso mi sembra di darmi grande affanno per avere solamente di più, soltanto il superfluo. Ma non credo sia questo il punto importante: qualunque sia la condizione dell’uomo, chiunque di noi, persino il più ricco, troverà quasi giornalmente almeno un motivo per essere in ansia; tuttavia ricordiamo: “chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un' ora sola alla durata della sua vita?

E’ vero, affrantore le sfide di ogni giorno con sufficienza può essere rischioso: non dare il giusto peso ad ogni attività, non impegnarsi con convinzione in tutto quello che dobbiamo svolgere credo sia profondamente sbagliato. Se si prende un impegno è importante portarlo a compimento oppure ammettere onestamente di non essere in grado di rispettarlo: ogni tanto bisogna anche riconoscere i propri limiti. E’ qui però che subentra uno dei miei maggiori motivi di ansia, ovvero credere di non essere all’altezza e soprattutto di non rispettare le aspettative che gli altri hanno su di me. A ben guardare non dovrei preoccuparmi: mi impegno moltissimo nel mio lavoro, dedicandoci tutto il tempo che merita anche se spesso rimane il dubbio che si sarebbe potuto fare di più; la politica è una sfida piuttosto nuova nella mia vita: ho tanto da imparare ma sento che sto facendo molto; il mio impegno nella chiesa è costante sebbene anche in questo caso tanti compiti si susseguano e spesso si accavallino quasi ininterrottamente.

Ma non sono qui per confessare le mie ansie ma per sottolineare come non abbia senso farsi prendere da esse per i troppi compiti: se ci sentiamo davvero attanagliati dalle preoccupazioni basta semplicemente rivolgersi al nostro Signore “perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa” (Matteo 7: 8). Un monaco buddista vi avrebbe suggerito invece di meditare ma il significato di ciò non cambia: prendiamoci il tempo necessario per per focalizzare i nostri obiettivi e quindi chiediamo un mano. Sicuramente saremo in grado di portarli a termine e se così non fosse non ci saremo comunque impegnati in vano perché altre porte verranno aperte sulla nostra strada.

L’importante a mio avviso in tutto ciò, in ogni preghiera, in ogni meditazione, è rivolgersi al Signore sempre con l’idea della ricerca del Regno e della Giustizia; in essa non perdiamo di vista uno dei suoi obiettivi fondamentali ovvero l’amore verso il nostro prossimo: amare lui significa amare noi e cercare la giustizia e la felicità per molti è sicuramente molto più appagante dell’effimera soddisfazione personale che sarà solamente circondata da altre ansie e preoccupazioni.

1 commento:

  1. Per chi fosse interessato a questo argomento segnalo il post più recente: "Riconoscere i propri limiti".

    http://bertuzziinconsiglio.blogspot.it/2012/06/riconoscere-i-propri-limiti.html

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