“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”

Levitico 19: 34

domenica 15 aprile 2012

Dalla politica alla religione... e tanto altro: buon compleanno blog!

Niente! Ho provato a cercare un titolo più originale per questo post pensando a qualcosa di divertente e ironico. Ma non mi è venuto in mente nulla di meglio per festeggiare il primo anno di vita del mio blog! Già, il mio primo post risale esattamente ad un anno fa, quando in pieno coinvolgimento nella campagna elettorale, avevo deciso che il blog sarebbe stato un ottimo modo per far conoscere il motivo della mia candidatura e le mie idee per la campagna. Un anno! A dire il vero ne sembrano trascorsi almeno 5: se mi guardo alle spalle osservando attentamente tutto ciò che ho fatto, tutti i cambiamenti degli ultimi 12 mesi, mi chiedo se sono riuscito ad affrontare tutte queste sfide nel migliore dei modi. Non posso essere io a rispondere, ma vi assicuro che il mio impegno è stato costante sia sul lavoro, sia nella chiesa, sia i politica: "tutto quello che la tua mano trova da fare fallo con tutte le tue forze; poiché nel soggiorno dei morti dove vai, non c'è più né lavoro, né pensiero, né scienza, né saggezza" (Ecclesiaste 9: 10). Ma non era mia intenzione scrivere un post celebrativo sul mio blog, quindi è decisamente il caso di cambiare argomento!

E di cosa parlare se non dei due impegni che parallelamente al lavoro hanno arricchito la mia vita in questo periodo: la presenza nel Consiglio della Federazione Giovanile Evangelica Italiana e nel coordinamento provinciale di Trieste di Sinistra Ecologia e Libertà.

Religione e politica.

Questi due concetti sono effettivamente affiancabili? Si può lavorare distintamente in entrambi gli ambiti senza rischiare di riflettere eccessivamente l'uno nell'altro, mescolando due tematiche a loro modo diversamente profonde e complesse e rischiando dunque una grande confusione? Io personalmente, se da un lato ho spesso paura di portare troppa politica in chiesa, dall'altro temo che la fede possa influenzare eccessivamente le mie scelte in fatto di visione della gestione della cosa pubblica. E per chi crede fortemente nella laicità dello stato questo pericolo appare molto grave. In Italia, le chiese protestanti storiche hanno fatto molto per superare questa dicotomia sia a livello di dirigenza nazionale sia nelle chiese locali. Ugualmente, i singoli credenti - me compreso - pensano spesso di essere arrivati ad un giusto connubio. Credo che sia superfluo sottolineare quanto il messaggio di nostro Signore Gesù Cristo sia dirompente anche dal punto di vista politico. I concetti di rottura che ci ha trasmesso devono, secondo la maggior parte dei cristiani, essere applicati anche nella gestione della cosa pubblica. Ed effettivamente essi hanno influenzato molto la cultura occidentale e quindi lo sviluppo delle forme di democrazia che conosciamo oggi. Ciononostante è palpabile in noi evangelici un certo imbarazzo nell'affermare che i propri principi debbano valere per tutti: in questo senso un certo cattolicesimo politicizzato - o forse politica cattolicizzata - viene sempre visto come il peggiore esempio da non seguire. Tuttavia come cristiani a volte ci troviamo nelle condizioni di non tacere sui soprusi compiuti intorno a noi nei confronti dei più deboli.

La politica, parallelamente, nel formulare delle regole per quanto più possibile condivise, deve stare attentissima a non farsi "tirare per la giacchetta" da questa o quell'altra religione. Ma in tal caso è impossibile rinunciare al substrato culturale dal quale arrivano i loro singoli rappresentanti.

Mi chiedo dunque se esista un giusto mezzo, un modo in cui io possa conciliare questi due aspetti molto importanti della mia vita. La risposta che provo a darmi (ma se ne avete altre vi prego di suggerirmele) credo sia quella di essere onesto e sincero. Non cerco di nascondere che alcune delle motivazioni che mi spingono ad agire politicamente in un determinato modo dipendono anche dalla mia fede. Anche, ma non solamente: perché nella maggior parte delle situazioni esse sono, a mio avviso, in linea con il bene della società. Cito un esempio: l'accoglienza dello straniero è dettata sia dalla mia fede, sia dalla profonda convinzione che in una pacifica e fruttuosa convivenza ci sia un miglioramento della società intera (vedi QUI, QUI e QUI e più in generale cliccando sul tag "immigrazione"). Analogamente la mia onestà deve essere anche espressa all'interno della chiesa: non nascondo di fare attività politica e lo rivendico con orgoglio. Il confronto con colui o colei che ha un pensiero diverso potrà quindi essere solamente un grande arricchimento nella vita comunitaria.

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