“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”

Levitico 19: 34

sabato 30 aprile 2016

Ancora da un treno; ancora pensando a un Congresso FGEI

È passato molto tempo dall’ultima volta che ho pubblicato su questo blog. Un tempo di “pausa” dettato non dalla scarsa voglia di scrivere quanto piuttosto dalla mancanza di un tempo adeguato per mettere per iscritto pensieri, idee ed emozioni. Il XX Congresso della FGEI (la Federazione Giovanile Evangelica in Italia), conclusosi da poco meno di una settimana, merita tuttavia ampiamente un mio ritorno su queste pagine, in quanto evento di-rompente nella mia vita, che segna la fine di un percorso straordinario iniziato 5 anni fa!

Già… cinque anni fa. Quando con difficoltà descrivevo in un lungo post le emozioni della mia prima elezione in un Consiglio della FGEI. Rispetto ad allora forse - forse eh! - sono cresciuto e certamente sono cambiato, ma il turbine di sentimenti che dona l’idea del passaggio di consegne è rimasto ugualmente dirompente. La certezza che i ragazzi e le ragazze cresciuti/e nella Federazione e nelle chiese - spesso accanto a noi “più grandi” - sono pronti/e a prendersi responsabilità, rispondendo a specifiche chiamate, riempie il cuore di gioia e gli occhi di lacrime. E non è certo facile descrivere tutto ciò senza cadere in sentimentalismi incomprensibili per chi non è passato attraverso esperienze analoghe.

Ci proverò comunque perché credo che sia importante provare a descrivere cosa muove tanti e tante giovani nel mettersi al servizio (nella FGEI come in tante altre strutture delle chiese) senza riceverne in cambio soldi o facili quanto vuoti riconoscimenti. Lo farò descrivendo tre fattori - ma se ne potrebbero elencare molti altri - che sono stati fondamentali per me in questo percorso e che sono certo essere parte integrante di quello di tante altre persone a me vicine.

Cura e amore. La certezza di far parte di un gruppo di persone nel quale l’uno si prende cura dell’altra; dove l’affetto che istintivamente proviamo verso persone a noi vicine si trasforma presto in amore gratuito e disinteressato. In questi luoghi - parlo per esperienza della Federazione ma potrei citarne diversi - sappiamo di poter contare su chi ci sta accanto; che non siamo soli; che non rimarremo ignorati e isolati. E ciò è rassicurante, bello e certamente gratificante.

Piccoli ma grandi. Quando ci si prende delle responsabilità come quelle di cui parlo sappiamo bene di essere piccoli, deboli e assolutamente incompleti; ed è giusto così, perché è ciò che siamo! Sappiamo tuttavia che anche coloro che ci hanno preceduto erano a loro volta piccoli, deboli e incompleti, ma ciò non ha impedito loro di essere parte di storie grandi e importanti. Testimonianze significative, spesso dirompenti nella chiesa e nella società, possibili solo grazie al fatto che tante persone si sono messe al servizio l’una accanto all’altra portando ciascuna i loro piccoli bagagli di esperienze, doni e talenti.

Il patto. La chiamata che riceviamo è anche un patto che facciamo con Dio nel decidere di servirlo al di là delle sfide e delle difficoltà che ci pone di fronte. Da metodista - eh già, proprio a proposito di bagaglio che ciascuno porta… - non possono non venirmi in mente le parole che pronunciamo in occasione del Culto di Rinnovamento del Patto; in una preghiera che ben descrive la vocazione ricevuta e che vorrei condividere per concludere questo post tanto - e troppo! - sentimentale quanto sentito. Con un grande grazie alla FGEI per quello che mi hai dato in questi anni; un grande grazie alle tante persone con le quali ho condiviso questo percorso; e un grande grazie al Signore per avermi sfidato dandomi l’opportunità servirlo e di crescere in un luogo speciale.

Signore, non apparteniamo più a noi stessi, ma a te. Sia fatta sempre la tua volontà, non la nostra; in qualunque cosa ci impegnerai, dovunque saremo, chiunque porrai al nostro fianco; quando saremo nella preoccupazione, come quando saremo in pace; Sia fatta sempre la tua volontà, quando saremo valorizzati o messi in disparte, quando sentiremo la pienezza e quando ci sentiremo svuotati; che abbiamo tutto o che non abbiamo nulla. Liberamente e di pieno cuore offriamo tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che siamo per servirti, per servire la tua giustizia , come e dove tu sceglierai. Dio glorioso e benedetto, Padre Figlio e Spirito Santo, tu sei nostro e noi siamo il tuo popolo E che questo Patto ora stabilito sulla terra possa essere ratificato nei cieli. Amen!

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