“Tratterete lo straniero che abita fra voi come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”

Levitico 19: 34

lunedì 23 maggio 2016

Piccoli e ultimi

Dal 20 a 22 maggio sono stato a Scicli (RG) per partecipare a una riunione del Consiglio della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) e per visitare la Casa delle Culture, opera creata nell’ambito del Progetto Mediterranean Hope della FCEI. Non nascondo che il conoscere i giovani ospiti della struttura (migranti e richiedenti asilo minori non accompagnati) e gli operatori e le operatrici che se ne occupano quotidianamente per assicurare loro un futuro sia stata un’esperienza ricca di emozioni e che mi ha fatto riflettere molto circa quanto siamo chiamati a fare verso il nostro prossimo, verso gli ultimi, verso i dimenticati. Condivido qui di seguito la breve riflessione che ho portato in apertura della riunione. Buona lettura!

Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del SIGNORE e tutte le leggi; e tutto il popolo rispose a una voce e disse: «Noi faremo tutte le cose che il SIGNORE ha dette». Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d'Israele. Mandò dei giovani israeliti a offrire olocausti e a immolare tori come sacrifici di riconoscenza al SIGNORE. Mosè prese metà del sangue e la mise in catini; l'altra metà la sparse sull'altare. Poi prese il libro del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: «Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto e ubbidiremo». Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole». (Esodo 24: 3-8)

Qualche giorno fa, leggendo su Facebook una discussione che coinvolgeva alcuni membri delle nostre chiese, provenienti da denominazioni e storie personali differenti, mi sono trovato a riflettere sulla bellezza della varietà dei percorsi teologici e di fede che tuttavia - pur nelle difficoltà che comporta spesso il confronto sincero e schietto - non ci impediscono di farci sentire fratelli e sorelle l’uno dell’altra. Naturalmente ciò è possibile nella consapevolezza che “come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo” (1 Corinzi 12: 12).

Ora, ragionando su questo, il mio pensiero va subito a un Dio che si sceglie un popolo piccolo, diviso, fuggiasco; un popolo di “ultimi”; un popolo con il quale non riuscirà a costruire un rapporto privo di tensioni e tradimenti, e che tuttavia sarà anche un popolo che lo amerà profondamente e che stringerà con lui un patto dall’immenso significato.

Sono d’altra parte convinto che Dio sia ancora oggi sempre accanto agli ultimi, ai fuggiaschi, alle persone dimenticate dalla nostra società. E noi che abbiamo scelto consapevolmente di essere parte del “suo popolo” - sì, anche noi piccoli e divisi - non possiamo che porci accanto al lui con forza e senza timori nella difesa dei più deboli e degli emarginati. Siamo qui anche per questo, e dunque le nostre strade diverse, le nostre differenze di pensiero e di idee, devono essere risorsa da condividere costantemente per svolgere i compiti ai quali siamo stati chiamati e chiamate.

Signore, sii accanto a noi oggi, così come ogni giorno, nello svolgimento della missione da te affidateci; sii nostra luce nel buio e nostra forza nei momenti di stanchezza; aiutaci a essere di supporto l’uno per l’altra e a contribuire, ciascuno e ciascuna con i propri doni, alla buona realizzazione del mandato ricevuto; ma soprattutto sii sempre accanto a tutti e tutte coloro hanno bisogno del tuo aiuto anche più di noi piccoli, divisi, deboli. Te lo chiediamo nel nome e per l’amore immenso di Gesù Cristo. Amen.

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